Marzo 5, 2021

Azione 1 : Recupero del Luogo

Il Luogo: *la Chiesa di San Tommaso in Ponte, in via San Tommaso, nel centro storico di Pisa (dietro Il Palazzo Arcivescovile a cento metri dalla Piazza dei Miracoli) è un edificio di interesse architettonico e storico risalente al 1160 (prima documentazione), restaurata da Cristina di Lorena nel 1610 (a lei è dovuta la successiva denominazione “delle Convertite” in quanto aveva destinato il convento attiguo al recupero delle prostitute) e ristrutturata nell’assetto attuale su progetto dell’architetto Ignazio Pellegrini nel 1756-58. La proprietà della Chiesa è da più di due secoli degli Spedali di Pisa e quindi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. E’ stata in uso quale cappella del convento delle Suore di Maria Ausiliatrice, oggi Collegio Universitario Femminile. La chiesa è abbandonata da molti anni e l’Azienda ha fatto a suo tempo un’opera di risanamento. Non è richiesta dalla Curia per il culto e quindi l’Azienda, viste le finalità sociali e senza fine di lucro, è disposta a concederla alla Associazione per realizzarvi le attività in premessa.

La chiesa, ad unica navata con retrostante sacrestia, ha uno spazio che a prima vista può essere giudicato limitato per le finalità del progetto. Anche questo terreno sarà una sfida per architetti, ingegneri, storici dell’arte e operatori che del progetto di recupero ne saranno l’anima.

Si tratta come primo step di recuperare questo spazio, di riaprirlo, di renderlo fruibile e vivo. Il tutto deve avvenire poggiando saldamente sul volontariato dei professionisti in stretta sinergia con gli Enti preposti al recupero e alla conservazione. Si diceva che questo deve essere il primo test di inclusione, di partecipazione.

Lo Studio di architettura, disponibile ad una collaborazione volontaria, con la partecipazione di alcuni istituti Universitari, compirà i rilievi e quindi passerà alla fase di progettazione per il recupero e adeguamento, ovviamente in stretto rapporto con le autorità preposte alla conservazione dei beni storici ed artistici. Il progetto e lo studio di fattibilità sarà portato alla attenzione della AOUP.

Sarà fondamentale, anche per lo spirito del progetto, il rapporto con Enti quali: La Sovrintendenza ai Monumenti, il Comune, La Curia Arcivescovile, l’Università. Ma anche la sinergia da ricercare con il Collegio Universitari delle figlie di Maria Ausiliatrice, attiguo alla Chiesa.

Una volta definito il progetto che ripeto dovrà essere un momento di ampio coinvolgimento, saranno valutati i costi per opere murarie e di restauro, impiantistiche e per la sicurezza ed infine per l’arredo. Il Progetto esecutivo quantificherà la spesa prevista e quindi sarà necessario reperire oltre a risorse umane e professionali volontarie i finanziamenti che possono andare dalle donazioni di privati cittadini, di soggetti pubblici e privati, di Fondazioni, a forme nuove di coinvolgimento come il crowdfunding. Saranno da promuovere iniziative pubbliche che facciano conoscere e anticipino parti del progetto anche finalizzate alla raccolta di fondi.

Il cantiere dovrà essere un work in progress. Un luogo e una occasione di inclusione e formazione. Una Scuola- Cantiere e/o un Cantiere-Scuola che possa recuperare e riqualificare soggetti espulsi dal lavoro, in particolare nell’edilizia, spesso persone già in possesso di una buona esperienza che potrebbero trovare nel recupero e restauro una nuova professionalità spendibile sul mercato del lavoro in particolare in città storiche. Ma anche giovani in cerca di prima occupazione, usciti dai percorsi formativi della scuola e dell’Università, utilizzando ad esempio il Progetto giovani della Regione, ma oggi ancora di più le forme aperte dal Reddito di Cittadinanza in stretto rapporto con il Centro per l’impiego. Possiamo anche pensare al coinvolgimento di persone in pensione in possesso di una manualità e di esperienze lavorative spesso perdute che possono trarre da questo impegno corale un importante momento di socializzazione. Quindi il recupero e l’adeguamento come primo importante momento di inclusione non solo dello spazio ma delle persone.

Infine coinvolgere artisti e creativi della nostra città per arricchire questo bene con una contaminazione multimediale.