Marzo 5, 2021

Il Progetto San Tommaso in ponte

Premessa

Sempre più emergono nella Società nuove (forme di) povertà, nuove (forme di) emarginazioni o marginalizzazioni, nuove fragilità; si parla di esclusione non soltanto dai processi produttivi ma dal consesso socio culturale nel quale fino a poco prima queste persone erano vissute; si parla di “zona grigia”: famiglie che non vivono in condizioni di povertà estrema ma che abbisognano di sostegno e accompagnamento per arrivare a fine mese. Termini come “vulnerabilità sociale” e “stato di necessità” sono ricorrenti ma, ad eccezione degli addetti ai lavori e delle associazioni impegnate nel contesto più generale del disagio, scivolano sui più, su di noi, come acqua sulla roccia. Quando pensiamo a tutto ciò dobbiamo pensare ad uno spaccato umano complesso: nuclei familiari giovani andati incontro a crisi occupazionale con la conseguente difficoltà economica e sostentativa del nucleo familiare; crisi affettiva a cui segue, spesso, una separazione. Questi nuclei integri o frammentati spesso hanno figli che vivono questo stato di difficoltà con conseguenze quasi sempre non percepite immediatamente ma che hanno effetti traumatici comportamentali, nelle attività scolastiche e relazionali in genere. Persone anziane che hanno vissuto una vita dignitosa e che si trovano appunto nella “zona grigia” o in stato di povertà, che devono abbandonare frequentazioni, abitudini consolidate ecc. ecc. Pensiamo anche alla complessità di relazioni che viviamo all’interno di una città di dimensione media come può essere Pisa dove, peraltro, sono presenti Centri di eccellenza nell’ambito degli studi, della ricerca, della Salute. Una Città in cui sono temporaneamente residenti migliaia di giovani venuti per studiare da Regioni lontane. Una risorsa umana e culturale che può essere soggetto attivo per includere chi si trova in stato di necessità e di disagio e nello stesso tempo per l’inclusione di loro stessi in una realtà che tende ad emarginarli. Esempi di ciò già ci sono e stanno dando frutti positivi, inseriti in associazioni solidaristiche, in primis la Caritas, che fronteggiano le prime emergenze, che garantiscono un pasto, l’igiene, il soddisfacimento di bisogni essenziali, che aiutano con corsi di alfabetizzazione i migranti ad inserirsi. 

Si parla, oggi, a proposito, di una Società individualista nella quale si inocula sempre di più il pregiudizio verso il diverso, se non la paura, il guardare con sospetto verso tutti e tutto. 

A ciò ci si oppone ponendoci il problema di come si possa aiutare il prossimo, il vicino o lo sconosciuto, come si possa includere anziché escludere. Infatti è il recupero della “bellezza delle relazioni interpersonali e sociali” che consente il recupero della “dignità” di se stessi e delle persone momentaneamente in difficoltà, fornendo un’occasione di vita “normale”, andando oltre l’assistenzialismo, fornendo Beni che solo apparentemente, cioè di fronte alle primarie necessità, possono essere considerati accessori “Beni quali l’istruzione, la cura del proprio corpo (la sua salute psico-fisica), la cultura, la musica e lo spettacolo, il gusto ed il cibo, la creatività.

Con il progetto vogliamo dare una possibilità di inclusione per piccoli, giovani, adulti ed anziani (naturalmente donne e uomini; singoli o coppie) senza distinzioni che oggi sempre più si vogliono esaltare tra “italiani” e non. Un luogo di Inclusione che veda partecipi e promotori uomini e donne con storie e professionalità diverse pronte a mettere a disposizione le proprie competenze, la propria umanità, il proprio tempo, in un progetto con più sfaccettature che, per quanto possibile, integri l’offerta esistente nella nostra area.

In primis occorre “Un Luogo” dove operare; uno spazio fisico da recuperare nel centro della Città che già di per sé rappresenti una occasione di incontro e collaborazione tra più soggetti. Un Luogo escluso dal godimento della collettività che viene, grazie alla disponibilità dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, del coinvolgimento di professionisti volontari e, ci auguriamo alla disponibilità di altri Enti, incluso. Il primo esempio di inclusione, di “lotta allo spreco”, di recupero, per essere aperto a coloro che più hanno bisogno. Uno spazio che di per sé esprima i valori dell’arte, della cultura, della spiritualità in grado di coniugarli felicemente a favore della dignità umana.

Sintesi e Mezzi

Il Progetto San Tommaso in Ponte sarà sviluppato, ovviamente, per gradi tenuto conto delle adesioni di volontari, delle sinergie con l’Associazionismo sia laico che cattolico, con Enti ed Istituzioni mantenendo una indipendenza culturale e operativa. Non si dovrà comunque perdere la visione di insieme. 

Prioritario è il recupero dello spazio e nella fase di recupero l’organizzazione dei tre filoni di attività individuati in luoghi provvisori da ricercare: Ristoro, Dopo scuola, Punto Salute.

Il Dopo Scuola e i Laboratori di creatività sono sicuramente una priorità sociale e culturale. Può essere di più facile impianto richiedendo uno spazio essenziale e risorse umane competenti e motivate che, abbiamo motivo di pensare, sia più facile reperire. I mezzi possono essere “elementari”. La capacità creativa e l’entusiasmo dei Volontari deve essere il valore aggiunto.  Fondamentale la collaborazione fin dalla fase propedeutica con il sistema scolastico e l’Università nelle sue molteplici articolazioni. Tra doposcuola e laboratori vi deve essere contaminazione così come con i momenti di aggregazione culturale che, potendo attingere, se capaci di far capire lo spirito del progetto, ad uno straordinario bacino di competenze, quali offre la nostra città, può creare occasioni di incontro e confronto, di stimolo e provocazione per liberare le migliori energie. Le risorse economiche da reperire, fatti salvi i tavoli, le sedie ed altri arredi comuni ai tre progetti, possono essere contenute in poche migliaia di euro contando su relazioni molteplici con soggetti istituzionali e non, ma soprattutto sul valore aggiunto delle risorse umane.

Il Ristoro può essere temporalmente calato in qualunque momento. E’ un elemento qualificante per i molti tasti che vuole toccare. Può essere anche un mezzo per raccogliere fondi organizzando momenti conviviali aperti all’intera cittadinanza. E’ da trovare nella soluzione progettuale una soluzione anche minimale per una cucina di supporto vista la ridotta dimensione della Sacrestia. Infatti il confezionamento così come la conservazione delle materie prime deve avvenire in una o più strutture esterne ricercando sinergie con Enti e associazioni presenti in città.  Nella fase propedeutica è da coagulare un nucleo di Cuochi che credano nel Progetto. Questo nucleo deve essere parte attiva nell’allargare la cerchia e solo se si realizzerà una spirale virtuosa possiamo dare una cadenza più fitta e toccare un numero maggiore di persone.  Altro aspetto fondamentale è il rapporto con la distribuzione. Come avvenuto in altre esperienze sono le stesse catene  che ne diventano parte attiva facilitando il reperimento delle materie prime. Ma il progetto vuole guardare al sistema associativo (Coldiretti, Confagricoltura, ed altri) ed ai piccoli produttori fino agli amatoriali da contattare mediante gli strumenti social. Saranno certamente necessarie risorse per l’impianto iniziale (le stoviglie, i bicchieri, piatti), integrazione delle disponibilità di cucina, ecc. ecc. Anche in questo caso saranno ricercate collaborazioni di fornitori anche per acquisti a costi agevolati. 

Il Punto Salute potrà essere attivato non appena disponibile una struttura di rete efficiente e dei volontari delle professioni socio-sanitarie. Nella fase di impostazione è fondamentale entrare in contatto con le Direzioni Aziendali di ASL Toscana Nord-Ovest e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana per illustrare il progetto e le sue finalità. Ogni passo da compiere deve essere sinergico con le loro attività e da loro si attendono utili indicazioni di lavoro. Importante e da ricercare un rapporto con l’Assessorato alla Salute di Regione Toscana. Aspetto centrale del Progetto è l’ascolto, il colloquio, l’indicazione, e, se possibile, l’aiuto nel percorrere le strade che portano alla prestazione. Decisiva può essere la collaborazione che può venire dai medici di famiglia che meglio di altri conoscono il bisogno di salute, gli stati di necessità: i Bisogni espressi, inespressi, inevasi. Soltanto se si realizzano questi collegamenti il Punto Salute può produrre risultati positivi essendo lungi dal Progetto quello di aggiungere disorientamento e nuova frustrazione. Le risorse necessarie saranno estremamente limitate fatta eccezione per la infrastruttura che sarà comunque di servizio a tutti i settori di attività.

Nel Punto Salute, a forte valenza Telematica, sarà fornito quindi supporto a coloro che non dispongono della strumentazione e della formazione informatica,  per la fruizione di servizi telematici offerti dal Sistema Sanitario Regionale e del welfare più in generale, quali, a solo titolo indicativo: consultazione del fascicolo sanitario elettronico anche al fine di ritirare i risultati delle analisi effettuate; consultazione della posizione economica ai fini del pagamento del ticket; autocertificazione fascia di reddito ed esenzione; scelta e revoca del medico; stampa del cedolino della pensione e del Cud, altre prestazioni che possono apparire scogli insormontabili.

Questo Punto salute Telematico vuole fornire anche un supporto a tutti coloro che si vengono a trovare in difficoltà rispetto alle richieste provenienti dal mondo del lavoro: la stesura di un curriculum e la trasmissione telematica dello stesso, la consultazione di una graduatoria, ad esempio. Certamente servizi che esistono sul territorio ma che spesso danno per scontate competenze che, in particolare in persone espulse dal mondo del lavoro in età avanzata, non vi sono. A queste persone e a coloro che hanno minori strumenti culturali il servizio si vuole rivolgere.

L’infrastruttura di rete ed i servizi telematici sono il mezzo mediante il quale vogliamo toccare più persone possibili. Il Contatto passa attraverso un Sito Web che dovrà utilizzare un linguaggio semplice e sempre attento ai valori che si vogliono veicolare. Dovrà, con il coinvolgimento di creativi, utilizzare immagini, suoni e video che facciano “toccare con mano” ciò che viene fatto, le iniziative e le scadenze. Deve essere aggiornato e, anche questo come gli altri servizi, richiede un volontariato attivo.

Gli strumenti informatici e della comunicazione non dovranno mai essere sostitutivi del rapporto interpersonale, del contatto umano, del colloquio.

Il Progetto nelle sue diverse sfaccettature e progressività sarà portato avanti da una Associazione (organismo di volontariato) costituita ai sensi del Dlgs 117/2017: San Tommaso in Ponte dalla prima denominazione della Chiesa che vogliamo sia il fulcro delle iniziative.  “In Ponte” rappresenta già di per se il collegamento, l’inclusione di luoghi e di persone, obiettivo del Progetto. Sarà una scelta dei volontari dal diverso profilo decidere se divenire soci o semplicemente (ma con quale importanza!) prestare la propria opera come Volontari. 

PROGETTO: “SAN TOMMASO IN PONTE”